Il TAR Napoli, con la sentenza n. 3387 del 29 maggio 2026, ha annullato una procedura di gara per l’affidamento del servizio di refezione scolastica dopo aver accertato la pubblicazione di due disciplinari di gara contenenti criteri di valutazione differenti.
La decisione rappresenta un importante richiamo ai principi di trasparenza, buona fede e tutela dell’affidamento che governano l’attività delle stazioni appaltanti.
Due disciplinari diversi e due criteri di valutazione
La controversia nasce nell’ambito di una gara per il servizio di refezione scolastica del Comune di Visciano.
Una delle imprese partecipanti aveva contestato l’aggiudicazione sostenendo che la stazione appaltante avesse modificato i criteri di attribuzione dei punteggi dopo la presentazione delle offerte.
Nel corso del giudizio è emerso un elemento particolarmente rilevante. Sul portale telematico della centrale di committenza erano stati pubblicati due disciplinari differenti.
I due documenti contenevano formule matematiche diverse per il calcolo dei punteggi e producevano risultati differenti nella graduatoria finale.
Secondo il TAR, non si trattava di un semplice errore materiale. La diversa formula applicata aveva inciso direttamente sull’esito della procedura e sull’individuazione dell’aggiudicatario.
La verificazione tecnica conferma la pubblicazione
Per accertare i fatti, il Tribunale ha disposto una verificazione affidata all’AgID.
L’indagine tecnica ha confermato che un primo disciplinare era stato pubblicato sul portale della stazione appaltante l’8 luglio 2025 e successivamente rimosso il giorno seguente.
Al suo posto era stato pubblicato un secondo disciplinare contenente criteri differenti.
La verificazione ha inoltre accertato che il primo documento era stato effettivamente scaricato da utenti esterni prima della sua rimozione.
Questo elemento ha consentito al Collegio di ritenere fondata la tesi della ricorrente, che aveva predisposto la propria offerta sulla base del primo disciplinare pubblicato.
Il principio di affidamento negli appalti pubblici
La sentenza dedica ampio spazio al principio di affidamento.
Secondo il TAR, l’operatore economico deve poter confidare nella stabilità delle regole di gara pubblicate dalla stazione appaltante.
L’affidamento costituisce oggi un principio generale dell’azione amministrativa. Trova fondamento nell’articolo 1, comma 2-bis, della legge n. 241 del 1990 e negli articoli 2 e 5 del Codice dei contratti pubblici.
I rapporti tra pubblica amministrazione e operatori economici devono essere improntati a correttezza, collaborazione e buona fede. Quando la stazione appaltante modifica le regole senza adeguata pubblicità e trasparenza, tali principi risultano violati.
Violata la parità di trattamento tra i concorrenti
Per il TAR Napoli la presenza di due disciplinari diversi ha compromesso la parità di trattamento tra i partecipanti.
Alcune imprese hanno formulato la propria offerta facendo riferimento a una disciplina, mentre altre hanno operato sulla base di regole differenti.
Una simile situazione altera inevitabilmente il confronto concorrenziale.
La stazione appaltante avrebbe dovuto informare tempestivamente gli operatori dell’avvenuta sostituzione del documento e adottare tutte le misure necessarie per garantire la piena conoscibilità delle nuove regole.
L’omissione di tali adempimenti ha determinato l’illegittimità dell’intera procedura.
Le conseguenze della sentenza
Alla luce delle violazioni accertate, il TAR ha annullato l’aggiudicazione e gli atti di gara collegati.
Il Tribunale non ha però disposto il subentro della società ricorrente.
Secondo i giudici, la procedura risultava compromessa fin dall’origine dalla presenza di due differenti leggi di gara. Di conseguenza non era possibile attribuire l’appalto a uno dei concorrenti.
La decisione lascia inoltre aperta la possibilità di richiedere il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione dell’affidamento e dalle spese sostenute per partecipare a una gara viziata.
Un richiamo alla responsabilità delle stazioni appaltanti
La sentenza n. 3387/2026 rappresenta un monito per tutte le stazioni appaltanti.
Nell’ecosistema digitale degli appalti pubblici, la corretta gestione della documentazione di gara assume un ruolo essenziale.
La pubblicazione di documenti difformi o la modifica delle regole senza adeguata comunicazione può compromettere la legittimità dell’intera procedura.
Il rispetto dei principi di affidamento, trasparenza e buona fede non costituisce soltanto un obbligo formale. È una condizione indispensabile per garantire la concorrenza e la fiducia degli operatori economici nel mercato dei contratti pubblici.




