Novità sul Codice dei Contratti: la sentenza del Consiglio di Stato chiarisce la verifica dei costi della manodopera

La sentenza del Consiglio di Stato n. 8798/2025 introduce una novità rilevante per la disciplina degli appalti pubblici. Il tema riguarda la verifica dei costi della manodopera. Si tratta di un aspetto centrale nel nuovo Codice dei contratti pubblici e, come vedremo, la decisione chiarisce un punto spesso oggetto di contenzioso.

La nuova regola sulla verifica dei costi della manodopera

La sentenza afferma in modo chiaro che l’art. 108, comma 9, del d.lgs. 36/2023 non prevede più un obbligo generalizzato di verifica dei costi della manodopera. Questa è una novità rispetto al precedente art. 95, comma 10, del d.lgs. 50/2016.
La stazione appaltante non deve quindi procedere automaticamente alla verifica. Deve farlo solo quando emergono elementi concreti di anomalia oppure se il concorrente solleva una contestazione fondata. La decisione, pertanto, ridisegna il perimetro dell’obbligo amministrativo. Inoltre, delimita anche la responsabilità dell’operatore economico che contesta il costo dichiarato.

L’onere della prova ricade sull’appellante

Il Consiglio di Stato ribadisce che è la parte appellante a dover dimostrare l’eventuale incongruità dei costi della manodopera dichiarati dall’aggiudicatario.
Nel caso esaminato, tale prova non è stata fornita. L’appellante non ha indicato neppure un elemento concreto che mostrasse l’insostenibilità economica dell’offerta nel suo complesso. Questa precisazione è importante. Infatti, il giudice chiarisce che non basta richiamare in modo generico la necessità del controllo. Occorre invece dimostrare, con numeri e argomenti, perché l’offerta sarebbe incongrua.

Perché questa interpretazione è coerente con il nuovo Codice

La scelta del legislatore è chiara: razionalizzare le verifiche. L’amministrazione deve concentrarsi sui casi in cui emergono dubbi reali.
Il nuovo Codice privilegia, infatti, l’efficienza e la certezza dell’azione amministrativa. Procedere a verifiche automatiche rischierebbe di appesantire inutilmente l’istruttoria e rallentare le procedure di gara. Grazie a questa impostazione, la fase valutativa diventa più mirata. Inoltre, risulta più coerente con l’obiettivo di ridurre il contenzioso.

L’impatto della sentenza sulle future gare

Questa pronuncia avrà effetti pratici immediati. Da oggi, chi contesta la congruità dei costi della manodopera dovrà presentare una critica puntuale.
Parallelamente, le stazioni appaltanti potranno fondare la loro attività istruttoria su un criterio di effettiva necessità, evitando verifiche generiche o ripetitive. La sentenza segna così un punto fermo nell’applicazione dell’art. 108. Inoltre, offre una guida interpretativa utile per amministrazioni, operatori economici e professionisti.

Conclusioni

La sentenza n. 8798/2025 del Consiglio di Stato conferma una lettura moderna del Codice dei contratti. La verifica dei costi della manodopera non è più automatica. È invece un controllo che si attiva solo in presenza di motivi concreti.
Si tratta di una novità significativa. E rappresenta un passo verso un sistema più chiaro, più rapido e più proporzionato alle esigenze del mercato e delle amministrazioni.