La Suprema Corte, con ordinanza dell’11 agosto 2025, ha respinto i ricorsi di Rete Ferroviaria Italiana e della compagnia assicurativa Coface. Ha così confermato la sentenza di appello e, indirettamente, anche quella di primo grado. Il risultato: un maxi risarcimento riconosciuto all’appaltatore per oltre 50 milioni di euro.
La vittoria dell’avvocato Napolitano
L’avvocato Salvatore Napolitano del nostro Studio, controricorrente nel giudizio di legittimità, ha difeso con successo le ragioni dell’appaltatore. La Cassazione ha accolto le sue tesi, riaffermando principi di grande importanza per i contratti pubblici. La decisione rappresenta un precedente autorevole e un traguardo significativo per il nostro studio.
La vicenda processuale
Il contenzioso nasce dall’appalto per il quadruplicamento della linea ferroviaria Milano-Venezia. L’appaltatore, poi dichiarato fallito, aveva chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento della stazione appaltante, RFI. Dopo i primi due gradi di giudizio favorevoli all’impresa, RFI e Coface avevano presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, consolidando il principio che l’inadempimento di RFI giustifica la risoluzione e il risarcimento.
Riserve e risoluzione del contratto
Uno dei temi centrali affrontati dalla Cassazione riguarda le riserve. La Corte ha chiarito che, in caso di risoluzione per inadempimento del committente, le pretese economiche dell’appaltatore non vanno valutate con l’istituto delle riserve. Tali riserve presuppongono infatti l’esistenza di un contratto valido, mentre in caso di risoluzione operano i principi generali degli artt. 1453 e 1458 c.c.
Obbligo restitutorio e valore di mercato
La Suprema Corte ha ribadito che, quando un contratto di appalto viene risolto per colpa della stazione appaltante, l’obbligo restitutorio del committente deve essere calcolato con riferimento al momento della risoluzione e al corrispettivo pattuito, rivalutato ai prezzi di mercato. Questo garantisce un risarcimento effettivo e proporzionato.
Penali e inadempimento
La Cassazione ha sottolineato un principio fondamentale: la penale può essere trattenuta solo se vi è inadempimento dell’appaltatore. Se l’inadempimento è addebitabile alla stazione appaltante, quest’ultima non può trattenerla. L’inadempimento, infatti, non si fraziona: deve essere attribuito alla parte che, con il proprio comportamento, ha compromesso il contratto.
Clausola risolutiva espressa e buona fede
RFI aveva invocato la clausola risolutiva espressa. Tuttavia, la Cassazione ha ricordato che può farne uso solo la parte non inadempiente. Il principio di buona fede resta inderogabile: nessuna clausola può consentire a chi è responsabile di gravi inadempimenti di sottrarsi alle proprie responsabilità.
Implicazioni per il settore degli appalti
Grazie alla difesa dell’avvocato Salvatore Napolitano, la Cassazione ha fissato punti fermi per il diritto degli appalti pubblici:
- le riserve non valgono se il contratto è risolto;
- l’obbligo restitutorio si misura sul corrispettivo originario rivalutato;
- le penali spettano solo contro chi è effettivamente inadempiente;
- la buona fede resta il perno dei rapporti contrattuali.
Conclusione
La novità Cassazione sull’appalto ferroviario e sul risarcimento record da 50 milioni segna una vittoria storica per lo Studio Legale Napolitano e riafferma principi centrali nella gestione degli appalti pubblici. Una decisione che avrà un impatto duraturo sia per le imprese che per le stazioni appaltanti, richiamando tutti al rispetto delle regole e della buona fede.




